Oro, argento, petrolio, metalli industriali e cereali, ecco cosa dicono i grafici

Nel caso dell’argento la discesa vista dal picco del 28 aprile, per quanto violenta, non ha interessato per il momento l’area di transito della media mobile a 200 giorni, passante a 29 dollari circa limitandosi a ritracciare il 50% circa del rialzo dai minimi del luglio 2010. Fino a che area 29 rimarrà inviolata sarà lecito attendersi un nuovo tentativo di rottura di quota 50 dollari, dove si colloca il massimo storico toccato ad inizio anni ’80 dai prezzi del metallo. Nel caso dell’oro il quadro grafico è delineato in modo ancora più chiaro: la media mobile a 200 giorni, approssimazione della tendenza di lungo termine, è coincidente da circa un anno e mezzo come inclinazione e valore con la linea di tendenza tracciata dai minimi di fine 2008, attualmente supporto in area 1365 dollari. Solo discese sotto questa quota farebbero temere una evoluzione ribassista duratura, rimandando il superamento di area 1575 dove si colloca l’attuale record storico. Più vicina invece la media mobile nel caso del grafico dell’oro quotato in euro, passante in area 1000 euro circa. In questo caso vi è tuttavia una discreta distanza tra la media e la linea di tendenza che sostiene tutto il rialzo dai minimi di fine 2008, passante in area 900 circa. Se la violazione dei 1000 euro farebbe suonare un primo campanello di allarme solo discese sotto i 900 euro per oncia andrebbero lette come un segnale di vera e propria inversione di trend. Anche nel caso del petrolio la tendenza rialzista attiva dai minimi di dicembre 2008 non appare per il momento a rischio: il grafico del Wti può contare sul supporto offerto in area 90 dollari sia dalla linea tracciata dai citati minimi del 2008 sia dalla media mobile a 200 giorni. Fino a che i prezzi si manterranno al di sopra di area 90 la attuale fase di ripiegamento potrà essere considerata come una pausa dell’uptrend, destinato successivamente a riprendere con obiettivo in area 120 dollari almeno, dove si colloca il lato superiore del canale che contiene l’andamento dei prezzi degli ultimi due anni e mezzo. Analoga la condizione del grafico relativo all’indice Dow Jones-AIG Corn, che mostra le quotazioni ben al di sopra della media mobile a 200 giorni, passante in area 18, garantendo un ulteriore 10% circa di margine alle quotazioni per muovere ancora al ribasso senza compromettere la tenuta dell’uptrend. La situazione grafica cambia spostando l’attenzione ai metalli industriali: gli indici Dow Jones-AIG relativi al rame ed allo zinco, riferimento per i più scambiati Etf, si trovano attualmente al di sotto del riferimento offerto dalla media mobile a 200 giorni, anche se per entrambi il supporto rappresentato dalle rispettive linee di trend tracciate dai minimi di fine 2008/inizio 2009 è per il momento ancora intatto (quota 400 per il rame e quota 70 per lo zinco). Sia per il rame sia per lo zinco il trend rialzista di fondo è quindi ancora attivo (con target rispettivamente a 540 e 105 di indici Dow Jones-AIG), ma i supporti critici non sono più così lontani da essere considerati irraggiungibili anche in tempi brevi. Nel caso del rame è interessante studiare il comportamento del grafico di forza relativa che mette in rapporto le quotazioni del metallo con quelle dell’indice Crb. Dallo studio di questa curva è infatti possibile notare come nelle fasi di espansione dell’economia (e quindi di crescita dell’indice Crb) il rame tenda a sovraperformare l’indice generale. Ebbene, la fase di crescita dei prezzi dell’ultimo anno è avvenuta in corrispondenza di un grafico di forza relativa piatto, indizio che le dinamiche di domanda non sono ancora allineate ad una situazione di netta crescita. Ciò non significa che il ciclo economico non sia effettivamente su di un percorso di crescita ormai consolidato, ma indica che probabilmente l’espansione non si sta realizzando come l’andamento del prezzo di alcune materie prime, quelle legate all’energia in particolare, tenderebbe a fare credere. Ancora una volta dall’analisi dei grafici emergono quindi elementi che costringono a considerare la componente speculativa come quella più rilevante nel sostenere la crescita delle quotazioni delle materie prime nell’ultimo biennio. Queste considerazioni invitano alla prudenza ma non suggeriscono per il momento di evitare il settore delle commodity. Acquisti sugli strumenti principali del comparto su livelli prossimi a quelli toccati durante la recente flessione sono da valutare positivamente, a patto di posizionare una rete di protezione (il cosiddetto “stop loss”) al di sotto dei 320 punti di indice Crb (significativo in questo senso sarebbe anche il passaggio al di sotto di quota 400 da parte dell’indice Dow Jones-AIG Copper).

articolo tratto da lastampa.it

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